22 giugno 2026 · 7 min di lettura

AI Act: dal 2 agosto l'IA va dichiarata, cosa cambia per le PMI

Dal 2 agosto 2026 va detto quando un utente parla con un'IA e va etichettato un contenuto generato dall'IA. Niente panico: ecco cosa tocca davvero una PMI, e i passi concreti.

Hai un assistente IA sul sito, o usi l'IA per scrivere testi e generare immagini? Dal 2 agosto 2026 c'è una cosa in più da fare, ed è semplice: dirlo. L'art. 50 del Regolamento UE 2024/1689 (l'AI Act) impone di rendere trasparente quando un contenuto o una conversazione passa per l'intelligenza artificiale. Non serve riscrivere i processi, serve mettere in chiaro ciò che già succede. Questo articolo è una guida pratica a cosa cambia per una PMI, senza linguaggio da convegno e senza allarmismo.

La prima cosa da sapere è che l'AI Act è un regolamento, non una direttiva: si applica direttamente in tutti gli Stati membri, senza bisogno di una legge italiana che lo recepisca. Quindi la data del 2 agosto 2026 vale così com'è, anche da noi.

Cosa dice l'AI Act, in breve

L'art. 50 riguarda la trasparenza: l'idea di fondo è che una persona debba poter sapere quando ha davanti l'output di un'IA, invece di scambiarlo per qualcosa fatto da un umano. Non vieta di usare l'IA, chiede di dichiararla nei casi in cui non sarebbe altrimenti evidente. Il testo completo dell'articolo è pubblico sul portale dell'AI Act.

I quattro obblighi di trasparenza

L'articolo distingue quattro situazioni, e separa chi sviluppa il modello (il «fornitore») da chi lo usa nei propri processi (il «deployer», cioè l'utilizzatore). In lingua semplice:

  • 50(1), sistemi interattivi: se hai un chatbot o un assistente IA con cui parlano le persone, devi dirgli che stanno interagendo con un'IA, salvo sia già del tutto ovvio dal contesto.
  • 50(2), contenuti sintetici (a carico del fornitore): chi produce audio, immagini, video o testi generati dall'IA deve marcarli in formato leggibile dalla macchina (machine-readable), così da renderli rilevabili.
  • 50(3), riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica: chi usa questi sistemi deve informare le persone che vi sono esposte.
  • 50(4), deepfake e testi di pubblico interesse (a carico del deployer/utilizzatore): le immagini, gli audio e i video manipolati (deepfake) e i testi pubblicati su questioni di pubblico interesse vanno etichettati come generati o manipolati dall'IA. Decade se c'è una revisione umana con responsabilità editoriale, ed è alleggerito per le opere artistiche o satiriche (basta una disclosure che non rovini la fruizione).

Cosa cambia davvero per una PMI

Qui sta il punto che conta. La maggior parte delle PMI è deployer, non fornitore: usa strumenti IA che qualcun altro ha costruito, non sviluppa modelli propri. Questo restringe parecchio il campo. Gli obblighi che toccano una PMI tipica sono due.

Il primo è il 50(1): se sul sito o nel servizio clienti c'è un assistente IA, va dichiarato che è un'IA. Il secondo è il 50(4): se pubblichi deepfake o testi su temi di pubblico interesse generati dall'IA, vanno etichettati, a meno che una persona li riveda e se ne assuma la responsabilità editoriale. La marcatura machine-readable del 50(2) è soprattutto compito del fornitore del modello, ma per una PMI c'è comunque un dovere indiretto: verificare che gli strumenti che usa la garantiscano davvero.

Sul piano delle conseguenze, l'art. 99(4) dell'AI Act prevede per le violazioni dell'art. 50 sanzioni fino a 15 milioni di euro o, se si tratta di un'impresa, fino al 3% del fatturato mondiale annuo dell'esercizio precedente (si applica l'importo più alto), operative dal 2 agosto 2026. È un contesto, non un motivo di panico: gli adempimenti pratici, come vedremo, sono alla portata.

Il Codice di buone pratiche: istruzioni concrete (e volontarie)

Il 10 giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato un Codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA, rivolto a fornitori e deployer di IA generativa. È utile perché trasforma il testo della norma in passi operativi: come marcare, come etichettare. Per l'etichettatura rimanda alle EU Icons, simboli comuni a livello europeo, ed è aperto alle firme; sarà poi integrato dalle linee guida della Commissione.

Una precisazione che evita equivoci: il Codice è volontario. Firmarlo e seguirlo aiuta a dimostrare la conformità, ma non sostituisce la legge. L'obbligo nasce dall'art. 50; il Codice è la strada comoda per rispettarlo bene.

La scadenza del 2 agosto (e l'unica eccezione)

Vale la pena fare chiarezza su un punto che genera confusione. È in corso un pacchetto di semplificazione dell'AI Act, il cosiddetto Digital Omnibus: il Parlamento europeo lo ha approvato il 16 giugno 2026, ma è ancora in attesa dell'adozione formale del Consiglio UE, quindi non è ancora legge consolidata in via definitiva. Va letto con prudenza.

Soprattutto: l'Omnibus non sposta la scadenza generale del 2 agosto 2026. C'è una sola eccezione tecnica, e riguarda i fornitori: per i sistemi di IA generativa già sul mercato prima del 2 agosto 2026, l'adeguamento alla sola marcatura machine-readable (il 50.2) slitta al 2 dicembre 2026. Per gli obblighi che riguardano una PMI tipica, cioè dichiarare il chatbot ed etichettare i contenuti, la data resta il 2 agosto.

Cosa fare adesso, in pratica

La buona notizia è che si tratta di azioni ordinate, non di un cantiere. Un percorso ragionevole per arrivare pronti:

  • Mappa i sistemi IA che usi: chatbot e assistenti sul sito o nel servizio clienti, strumenti che generano testi, immagini, audio o video. Sapere dove l'IA tocca i tuoi contenuti è il primo passo.
  • Verifica le notifiche nelle interfacce: dove c'è un assistente IA, controlla che dichiari di essere un'IA in modo chiaro e visibile, non nascosto in fondo a una pagina.
  • Formalizza la revisione umana con tracciabilità: per i testi di pubblico interesse, una persona che rilegge e se ne assume la responsabilità editoriale toglie l'obbligo di etichetta; ma serve poterlo dimostrare, quindi tieni traccia di chi rivede cosa.
  • Rivedi i contratti con i fornitori: chi marca cosa? Metti per iscritto che gli strumenti che usi garantiscano la marcatura machine-readable richiesta dal 50(2), così l'onere non ricade a sorpresa su di te.
  • Scegli soluzioni che marcano ed etichettano per disegno: meglio strumenti che gestiscono trasparenza e marcatura in modo nativo, invece di una toppa aggiunta dopo.

Come la vediamo noi

La trasparenza non è una casella da spuntare entro una scadenza: è una postura di progettazione. Quando l'IA viene messa dove serve e dichiarata fin dall'inizio, l'art. 50 si rispetta quasi da sé. È il motivo per cui l'assistente di questo sito dichiara di essere un'IA, e in Verso Flow Flow AI è descritto come basato su Claude di Anthropic: non per adeguarci all'ultimo minuto, ma perché dire come sono fatte le cose è il modo in cui le costruiamo.

L'adeguamento è anche un'occasione per mettere ordine a monte: capire dove l'IA serve davvero (ne abbiamo scritto in «l'AI nella tua PMI: come capire se serve»), e far sì che i sistemi si parlino, così la tracciabilità della revisione umana non sia un foglio a parte. Se ti serve trasparenza nativa nel software su misura o vuoi che gli strumenti che già usi siano collegati con l'integrazione dei dati, raccontaci come lavori oggi: partiamo dal tuo caso, non dalla norma in astratto.

Domande frequenti

Domande frequenti

Cosa cambia dal 2 agosto 2026 con l'AI Act?

Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell'art. 50 del Regolamento UE 2024/1689. In pratica: chi usa un chatbot o un assistente IA deve dichiarare che si tratta di un'IA, e i deepfake e i testi su questioni di pubblico interesse generati dall'IA vanno etichettati. Essendo un regolamento, vale direttamente in Italia senza una legge nazionale di recepimento.

La mia PMI deve dichiarare il chatbot IA sul sito?

Sì, se sul sito o nel servizio clienti c'è un assistente IA con cui parlano le persone. L'art. 50(1) chiede di informare l'utente che sta interagendo con un'intelligenza artificiale, salvo sia già del tutto ovvio dal contesto. Basta una dichiarazione chiara e visibile all'inizio della conversazione.

Devo etichettare le immagini e i testi generati dall'IA?

Per una PMI (di solito un deployer, cioè un utilizzatore) l'obbligo dell'art. 50(4) riguarda i deepfake e i testi pubblicati su questioni di pubblico interesse generati o manipolati dall'IA, che vanno etichettati come tali. L'obbligo decade se una persona rivede il contenuto e se ne assume la responsabilità editoriale, ed è alleggerito per le opere artistiche o satiriche. La marcatura tecnica leggibile dalla macchina (50.2) è soprattutto del fornitore del modello, ma vale la pena verificare che gli strumenti che usi la garantiscano.

Il Codice di buone pratiche della Commissione è obbligatorio?

No, è volontario. Il 10 giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato un Codice di buone pratiche sulla marcatura ed etichettatura dei contenuti generati dall'IA, rivolto a fornitori e deployer di IA generativa. Aiuta a tradurre la norma in passi concreti e a dimostrare la conformità, e rimanda alle EU Icons per l'etichettatura, ma non sostituisce la legge: l'obbligo nasce dall'art. 50.

Il Digital Omnibus proroga la scadenza del 2 agosto 2026?

No, non sposta la scadenza generale. Il Digital Omnibus, pacchetto di semplificazione dell'AI Act, è stato approvato dal Parlamento europeo il 16 giugno 2026 ma è ancora in attesa dell'adozione formale del Consiglio UE, quindi va letto con prudenza. L'unica eccezione tecnica riguarda i fornitori: per i sistemi di IA generativa già sul mercato prima del 2 agosto 2026, l'adeguamento alla sola marcatura machine-readable (50.2) slitta al 2 dicembre 2026.

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